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mercoledì 5 ottobre 2016
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mercoledì 16 marzo 2016
Il 17 aprile 2016 vota si per fermare le trivelle
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martedì 26 gennaio 2016
L'anfiteatro "Leopardiano" a Sezze
Un muro rappresenta un elemento architettonico che
definisce un limite territoriale suscitando un'attrazione inconscia quasi
inspiegabile.
Muro e limite rappresentano due aspetti
fondamentali per esprimere un pensiero in merito al progetto urbano che si
vuole realizzare sull'area adibita a mercato settimanale e sita nei pressi
dell'ex anfiteatro. Giorni fa, ho potuto apprendere dai giornali che
esiste l'intenzione di abbattere il muro di cinta che delimita i due ambiti
territoriali, ovvero l'area del mercato e quella dell'ex teatro sacro.
Sempre in merito a quest'area, tempo fa, sono
state espresse opinioni da vari soggetti e da rappresentanti di associazioni di
categoria, richiamando l'attenzione ad intervenire su questa specifica area con
la necessaria riflessione per meglio comprendere gli effetti delle
trasformazioni prodotte negli anni sull’ambiente, sia dal punto di vista fisico
che visivo.
Proprio queste opinioni confermano la
necessità di pensare ad una riqualificazione dell'area che tenga conto delle
uniche tracce storiche sopravvissute allo scempio perpetrato sull'ex
anfiteatro. L'approccio progettuale da mettere in pratica deve racchiudere una
grande sensibilità tale da sviluppare un tipo d'intervento di recupero
dell'area e non certamente quello di proseguire il feroce accanimento di
distruzione palesato negli anni e rafforzato dal "monumento all'ignoranza" cosi come definito da autorevoli colleghi.
Per maggiore chiarezza sulla mia posizione di
difesa del muro, faccio un esempio pratico introducendo il concetto con due
domande.
Qual è la percezione che si avverte in uno
spazio rinascimentale?
Che sensazione si prova quando si passeggia per le vie di un centro storico medioevale?
Il cittadino prova un piacevole senso di
benessere oggettivamente inspiegabile e non sa per quale motivo quegli spazi
urbani trasmettono questa piacevole sensazione. Certo è che quei luoghi sono
definiti da elementi architettonici collocati in modo da formare uno spazio
urbano limitato e proporzionato sull'esigenza dell'essere umano, tale da
contribuire alla qualità di vita che vi si svolge.
Quando, invece, questo spazio non ha valenza
urbana ed è indefinito, come lo è l'area del mercato settimanale, togliere
l'unico elemento certo che limita fisicamente lo sguardo e il piacere della
scoperta, potrebbe essere considerato un grave errore progettuale così da
provocare al fruitore un senso di smarrimento. La scoperta va intesa
come rievocazione del gioco infantile da espletare con camminamenti
sospesi verso la pianura pontina e rafforzando l'elemento muro come asse
attrezzato; lo sguardo va inteso come caratteristica principale dell'idea
d'infinito leopardiano da realizzare con bucature sul muro così da incorniciare
scorci di paesaggio.
"Sempre caro mi fu quest’ermo colle, e
questa siepe, che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude".
Una metafora poetica per contribuire, in
piccola parte, a restituire dignità a quel luogo fisicamente scomparso ma,
ancora vivo nella memoria dei setini.

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